
Frustrazioni invalidanti.
Idiozia imperante.
Cresce lentamente
rallenta il respiro.
Nel mirino un colpo
che squarcia la gola.
Ferro nel sangue
stupide smorfie
rantoli nel buio
e io muoio dannato
ridendo nel fuoco.
Fisso il vuoto.
Alienazione.
Una lunga linea grigia.
Improvvisa insofferenza.
Non ho voglia di ascoltare parole vuote di circostanza.
Oneri sociali che si fanno sempre più pesanti.
Prefiguro scenari insoddisfacenti
cui non so sottrarmi.
Basta.

Risate grasse, arroganza senile.
Vecchie vestigia di gerarchi maledetti dalla storia.
Squallido paesaggio di menti limitate
accecate dall'arroganza.
In adorazione del denaro
trovano sempre nuovi stimoli
per manifestare il loro vuoto interiore.
Incapaci di ascolto
insensibili alla cultura
che non sia misurabile con l' oro.
Non possono sbagliare
perché gli errori sono sempre degli altri.
Brindano al loro rappresentante
il Cavaliere strisciante
chiusi nei loro castelli
mentre l'uomo Lazzaro muore
poco lontano.

Strane emozioni
si affollano alla mente.
Percorsi stravaganti
fantasie di letali incontri
nella vacuità imperante.
Fluisce lento il mio tempo
mentre semino idee nel mondo
dietro una maschera che non so
se corrisponda davvero
al mio volto.
E scaglio lontano
ogni mio desiderio
solo per vederlo
volteggiare
e tornare
da me.

Dietro ognuno di noi si nasconde un poeta,
anche se scriviamo soltanto della nostra apparente, banale
quotidianità.
"Anche la creatura più meschina
ci arricchisce".
Samuel Beckett da "Aspettando Godot"
Ma sarà ... per ora mi faccio una "canna"
.
al Cavaliere & c. ...